Un impianto non sostituisce soltanto un dente mancante: mantiene l’osso, protegge i denti vicini e conserva l’equilibrio della masticazione negli anni.
Quando manca un dente, la prima conseguenza che si nota è estetica. Quelle che contano davvero nel lungo periodo, però, sono altre: l’osso che sosteneva la radice non riceve più stimoli e inizia lentamente a ridursi, mentre i denti vicini tendono a inclinarsi verso lo spazio vuoto.
Una radice artificiale che lavora come quella naturale
L’impianto è una piccola vite in titanio inserita nell’osso, sulla quale viene fissata la corona. Trasmette le forze della masticazione all’osso esattamente come faceva la radice: è questo stimolo che mantiene il volume osseo stabile nel tempo.
I vantaggi che si vedono dopo anni
- i denti adiacenti restano intatti, perché non serve limarli come per un ponte tradizionale;
- l’arcata non si sposta e la chiusura resta corretta;
- l’igiene quotidiana è identica a quella di un dente naturale, con filo o scovolino;
- la masticazione torna simmetrica, evitando sovraccarichi sull’altro lato.
Cosa determina la durata
Un impianto ben curato può durare decenni, ma non è a prova di tutto. I due fattori che pesano di più sono l’igiene quotidiana e i controlli professionali regolari: le gengive intorno all’impianto possono infiammarsi come quelle di un dente naturale. Il fumo e un diabete non controllato riducono sensibilmente le probabilità di successo.
La valutazione iniziale è la parte più importante del percorso: una radiografia tridimensionale mostra quanto osso c’è a disposizione e permette di pianificare l’inserimento nella posizione corretta.
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la visita e il parere del tuo dentista.
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